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Il legno nascosto nei muri: la lezione antisismica del 1783

Il legno nascosto nei muri: la lezione antisismica del 1783

Lo sapevi? Dopo il grande terremoto delle Calabrie, il governo borbonico impose di ricostruire le case con un’ossatura di legno. Una storia della nostra terra che parla ancora alle case di oggi.

Era la sera del 5 febbraio 1783, poco dopo le sette. Una scossa lunga quasi due minuti attraversò la Calabria Ulteriore, con epicentro nell’area di Oppido. Fu solo l’inizio: fino alla fine di marzo seguirono altre scosse violentissime, che lasciarono oltre trentamila vittime e cancellarono quasi metà dei centri abitati. La Piana, quella in cui viviamo e lavoriamo, fu il cuore della catastrofe.

Una ricostruzione con regole precise

Il Regno di Napoli non si limitò a ricostruire. Il 20 marzo 1784 il governo di Ferdinando IV emanò le Istruzioni Reali: strade larghe, piazze che potessero servire da rifugio, edifici bassi, a uno o due piani. E soprattutto regole precise su come costruire i muri. Per questo quelle norme sono considerate tra le prime regole antisismiche moderne d’Europa.

La “casa baraccata”

Il cuore del sistema era un telaio di travi in legno, con montanti, traversi e spesso diagonali incrociate, inserito dentro la muratura. Dall’esterno sembrava una casa come le altre; dentro, i muri avevano uno scheletro. L’idea, attribuita all’ingegnere Francesco La Vega, univa le teorie scientifiche dell’Illuminismo a una tradizione costruttiva in legno già radicata in Calabria. Nell’Ottocento quel modello prese il nome con cui lo conosciamo ancora oggi: casa baraccata.

Perché proprio il legno

Durante un terremoto un edificio viene scosso avanti e indietro, e più è pesante, più forti sono le spinte che deve sopportare. La muratura da sola è rigida: regge bene il peso, ma sotto queste sollecitazioni si fessura e può crollare. Il legno invece è leggero, resistente e capace di deformarsi senza spezzarsi, assorbendo parte dell’energia del sisma. Il telaio teneva insieme i muri e impediva che si aprissero.

Non è soltanto un ricordo storico: diverse case baraccate sono ancora in piedi, a Reggio e in altri centri calabresi, e in anni recenti alcune pareti costruite con questo sistema sono state messe alla prova in laboratorio, per capire quanto fosse efficace quella intuizione settecentesca.

Dalla trave al legno di oggi

Il legno da costruzione di oggi è un’altra cosa rispetto alle travi del Settecento: lamellare, pannelli a strati incrociati, connessioni metalliche calcolate con precisione, progettazione secondo le norme tecniche attuali. Ma il principio intuito dopo il 1783 resta valido: una struttura leggera ed elastica affronta il terremoto meglio di una pesante e rigida. In una terra come la nostra, tra le più esposte al rischio sismico in Italia, non è un dettaglio.

È una storia che ci piace raccontare, perché dice una cosa semplice: costruire in legno, in Calabria, non è una moda arrivata da fuori. È una risposta che questa terra aveva già trovato più di duecento anni fa.

 

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